La nebbia e altre storie…

Immagina la nebbia, una fitta nebbia bianca che avvolge ogni cosa.

Immagina una collina.

Immagina un grande albero sopra la collina.

Una figura si distingue nella nebbia. Si muove in fretta.

Si ferma. Si gira e si rigira. Prende la strada per la collina, lassù dove la nebbia è spessa.

I rami del grande albero sono spogli e i più grossi sporgono dalla coltre come ad ascoltare i rumori di un bosco lontano.

Nella nebbia che pian piano si sfittisce, la figura assume una forma: una sagoma lunga e stretta con un cappello a tesa larga. Si muove con agilità. Appare da sotto il cappello un volto anziano, stanco.

Arrivato ai piedi dell’albero, sorprende un cioppo di uccelli che subito si alza, inghiottito dal biancore.

Fiotti di vapore escono cadenzati ad ogni respiro. Immobile, si da tempo per prendere fiato.

Il tempo è scandito dal ritmo del suo respiro. Attimi di silenzio attorno: la natura sembra attendere un suo cenno.

In alcuni spazi la nebbia sembra sciogliersi per scoprire i rami più piccoli.

Anche nella mente del vecchio qualcosa sembra uscire dalla nebbia.

La brezza annuncia l’arrivo della sera. I campi sono animati dai gorgoglii delle cicale. L’albero sulla collina è carico di frutti, nascosti dalle grandi foglie verdi.

Vito guarda la madre da sopra il colle. E’ immersa nell’oro del grano. La testa è avvolta in un fazzoletto a fiori. Canta serena mentre si asciuga il sudore. E’ tempo di tornare a casa, la giornata è terminata.

La madre si incammina in un corridoio di ghiaia che termina con una casa e grida qualche parola indecifrabile a Vito, facendo cenno di avvicinarsi. La voce che lo chiama si sente sempre più fioca.

Vito, lasciati i suoi giochi sui rami più alti, scende dall’albero sulla collina. Cammina nello zig zag che la madre fa al suo passaggio tra i filari di grano. Lo fa sempre. In quella scia gli sembra di riconoscere il profumo della madre e vorrebbe non svanisse.

Il vecchio si scrolla di dosso un foglia caduta dall’albero che visto da sotto sembra più basso.

I colori si fanno spazio tra la nebbia.

Il vecchio stringe nella mano un fazzoletto ormai sbiadito.

Lo ricorda ancora mentre la madre se lo sfila dalla testa, riponendolo sulla credenza.

Di colpo la madre socchiude gli occhi e arriccia la fronte. Si stringe un pugno sulla pancia e accenna a Vito di avvicinarsi a lei. Gli parla prima piano all’orecchio e poi gli ripete con voce più forte: “Che faccia presto!”. Vito rimane immobile accanto a lei, stupito dal suo biancore. Prima che lui faccia un passo, lo ferma per un braccio e lo tira a sè. Un abbraccio e poi cade a terra e non si alza più. Vito le passa una mano tra i capelli. Sono ancora caldi dal sole della giornata.

Quando il padre entra in casa dal cortile, Vito è ancora accanto alla madre per terra.

“Sembra dormire…”, singhiozza Vito con occhi pieni di lacrime.

Un raggio gli scalda il viso mentre è intento a fissare l’albero. Da tempo non ricordava quella storia.

Ridiscende piano la collina e prende per i campi ancora colorati da una patina di ghiaccio. Camminando gli sembra di rivedere i colori dei prati, le distese d’erba intermittenti nei campi di grano. Fa un giro su se stesso e prende per un sentiero ghiaiato.

di Simona De Blasio

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