Lo chiamano tutti Lolo, solo Lolo.
Vive, o meglio sopravvive, nella più sporca e lurida periferia di New York, o forse Lima, Brasilia, Città del Capo, Honk Kong: la città non è importante, potrebbe appartenere a qualsiasi parte del mondo, come la povertà che lo ha avvolto in una fredda coperta fin dalle prime ore della sua vita solitaria.
Dovrebbe avere 7/8 anni, ma non ne è sicuro, così come non sa se quella donna triste e macilenta che gli dicono essere sua madre lo sia davvero. Non ha neanche idea di come dovrebbe essere una madre.
Lolo però è diverso da quella miriade di altri cuccioli d’uomo abbandonati a sé stessi con cui gioca e lotta nelle strade di quella crudele città: Lolo ha i denti bianchissimi e vede la vita a colori, nonostante tutto.
I pochi centesimi che riesce a tenere per sè li spende per comprare dentifricio, spazzolini e sapone: si lava nei bagni delle stazioni o degli ospizi per poveri, dove ogni tanto trova rifugio.
Quella che chiama madre gli ripete che se avrà denti sani potrà mangiare qualsiasi cosa gli capiterà di trovare nei bidoni della spazzatura o tra gli scarti dei supermercati. Nient’altro. Non ha altri consigli per lui: la fame è il solo pensiero quotidiano di quelle come lei.
Oggi Lolo è partito presto, è arrivato in centro viaggiando su un mezzo della nettezza urbana.
L’autista è uno che ce l’ha fatta ad uscire dalla miseria e, anche se non potrebbe, carica sempre tre o quattro ragazzini nella cabina del camion: un lusso iniziare la giornata con un po’ di caldo e un pezzo di pane.
Le feste di Natale sono finite, Lolo e gli altri si contenderanno i cartoni dei negozi e dei grandi magazzini, che venderanno per pochi centesimi alla cartiera. Le confezioni più belle e colorate Lolo però le nasconde in un vecchio magazzino: l’anno prossimo le venderà agli angoli delle strade del quartiere appena meno povero del suo, per contenere regali da poco ma che faranno un figurone dentro ad una scatola rossa e oro, anche se un po’ ammaccata.
Ma oggi Lolo vuole tentare la sorte nel quartiere dei ricchi, dove i poliziotti tengono lontani gli straccioni come lui. Riesce ad arrivare fino al vicolo dietro la biblioteca e qui trova un vero e proprio tesoro.
Scatoloni praticamente nuovi, non si sono dati neanche la briga di ripiegarli.
Ma non sono vuoti! Sono pieni di vecchi libri per bambini e ragazzi: lo intuisce dai disegni sulle copertine rovinate e da qualche parola che riesce faticosamente a compitare.
Lolo sa cosa sono i libri: li vede in mano a chi si ferma nei parchi a leggere, nelle cartelle dei bambini che vanno a scuola, li vede sfogliare da persone dall’aria importante ed autorevole. Immagina che dentro ci sia qualche cosa di strano, una magia che “fa cambiare le persone”: ha visto una ragazza dai capelli rossi leggere un libro e piangere, ma anche dei ragazzi leggerne un altro e ridere fino alle lacrime. Lacrime, risate, parole.
Dalle finestre illuminate della biblioteca vede uomini e donne sfogliare lentamente e con serietà libroni enormi, scrivere fitto fitto su grandi blocchi di carta giallina. Deve essere per via di tutte quelle parole…
Lolo carica il tesoro sul suo carrettino, e percorrendo furtivo stradine buie arriva al suo rifugio: ha impiegato quasi tutto il giorno però è felice. Ha deciso che i libri non li venderà ai negozietti dell’usato o alla cartiera, se li terrà e magari andrà dal vecchio Giko, che nella sua cantina umida e ammuffita insegna qualche rudimento di scrittura e lettura a quei bambini di nessuno, per imparare le lettere che non conosce bene.
Lolo vuole scoprire la magia delle parole, vuole scoprire, se esiste, il segreto per crescere diverso, per non essere l’ultimo dei dimenticati, vuole trovare le parole giuste per dire “ci sono anch’io”, ma senza urlare.
Lolo si addormenta, sotto ad una coperta di cartone, ma questa sera gli pare di dormire in un letto di piume.
Domani sarà un giorno colorato, come la copertina del libro che tiene ben stretto: “Il piccolo principe”.
